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PRESCRIZIONE E DECADENZA NEI CONFRONTI DI INPS E  FISCO.

 

 

Dopo aver trattato nel capitolo precedente, della Prescrizione e Decadenza nei rapporti tra lavoratori e datori di lavoro, ci soffermeremo nella seguente trattazione di descrivere le situazioni prescrizionali e decadenziali verso L’Inps ed il Fisco.  

 

Le fattispecie piu’ importante che esamineremo e che di riflesso, determina l’attenzione anche sulle altre: ovvero, la MOBILITA’,  Trattamento Speciale per l’EDILIZIA, la MALATTIA, la  MATERNITA’, la DISOCCUPAZIONE, ecc…), riguarda il termini di prescrizione e di decadenza degli Assegni per il nucleo familiare:

Come è noto, l’assegno familiare, costituisce una non indifferente quota parte della retribuzione e viene definita una forma di sostegno al reddito delle famiglie. Entro limiti ben precisi tutti i lavoratori dipendenti, i disoccupati, i lavoratori in mobilità, i cassintegrati, i soci di cooperative, i pensionati nonchè i lavoratori parasubordinati, beneficiano di questa misura integrativa del reddito.

Il limite minimo reddituale a base di riferimento, ai fini dell’erogazione dell’Assegno, è il reddito del nucleo familiare che deve essere nella consistenza di almeno il 70% (delle retribuzioni complessivamente considerate all’interno del nucleo familiare).

L’Ente erogatore (diretto) INPS o in via sostitutiva il DATORE DI LAVORO (per conto dell’Inps),

effettuano i pagamenti a scadenze mensili previa presentazione di apposita modulistica da parte dell’interessato.

I soggetti legittimati (prestatori di lavoro) a ricevere la prestazione a sostegno del reddito, devono procedere a richiedere nel termine decadenziale di 1anno  il riconoscimento degli Assegni per il nucleo familiare, presentando (domanda +  adeguata documentazione) al datore di lavoro, o all’Inps attestante la composizione del nucleo familiare ed il requisito economico per poter beneficiare della prestazione. Altra prestazione spetta invece nel caso della richiesta di erogazione dell’ Assegno di Maternità nel caso si presentino  particolari condizioni economiche svantaggiate, da certificare attraverso appositi indicatori economici (Isee) e con la richiesta di prestazione economica che va esercitata entro il termine di 6 mesi dalla nascita del figlio direttamente  allo Stato oppure ai Comuni, a seconda della tipologia del richiedente.

 

Qualora si verifichino inadempienze o ritardi nell’erogazione degli assegni da parte dei soggetti pocanzi richiamati, i legittimi percettori degli assegni hanno il diritto di chiedere il pagamento degli arretrati spettanti  nei limiti della prescrizione di 5 anni, decorrenti dal primo giorno del mese successivo a quello in cui è stato maturato il diritto all’assegno, con la possibilità (nel caso di assegni per il nucleo familiare) che in caso di intervento da parte della stessa Inps o del Servizio Ispezioni del Lavoro, il termine prescrizionale venga interrotto.

Il lavoratore ha diritto alla proposizione di un ricorso di natura amministrativa, al “Comitato speciale per gli Assegni familiari”, qualora l’Inps neghi il pagamento degli assegni. Il termine per ricorre è di 120 giorni dalla data di notifica della decisione da parte dell’Inps.

Se dal ricorso non emerge esito positivo per il lavoratore, lo stesso, potrà ricorrere entro 30 giorni al Ministero del lavoro (Welafare). Al ricorso amministrativo, potrà a questo punto seguire il ricorso in sede giudiziaria e la sua proposizione deve avvenire entro 30 giorni dalla notifica della decisione contraria del Ministero del Lavoro.

 

Con circolare n° 111 del 24/05/2001, l’Inps ha dettagliato i termini di Decadenza e di Prescrizione per quanto concerne le prestazioni a “sostegno del reddito” ed i termini di decorrenza degli interessi legali, riferirte oltre che alla prestazione ANF, alle altre prestazioni a sostegno del reddito che riguardano tutti gli altri soggetti e che vengono di seguito riportate in apposita tabella riepilogativa:

PRESTAZIONI A SOSTEGNO DEL REDDITO

DECADENZA (in anni)

PRESCRIZIONE (in anni)

MOBILITA’

Trattamento Speciale/EDILIZIA

DS (agr. e non agr)

TS/DS rimpatriati

TS/DS frontalieri

ANF – AF

ML – MAT

TBC

Assegno LSU-LPU

-

-

1

1

1

1

1

1

-

10

2

10

10

10

5

1

5

10

Gli interessi legali, per le prestazioni previdenziali sopra elencate, decorrono dal 121° giorno dalla data della domanda, anche se incompleta di documentazione, o dalla successiva data di maturazione del diritto. (fonte inps)

Passando ad esaminare invece, la condizione prescrizionale e decadenziale nei rapporti tra (prestatori di lavoro) ed Amministrazione Finanziaria, è bene ricordare che:                                                                   L’Amministrazione finanziaria, procede dapprima  alla verifica “automatica” delle dichiarazioni dei redditi, dalla quale scaturisce  a carico del contribuente/intermediario, un avviso di liquidazione dell’imposta, con l’indicazione della somma da pagare e della relativa sanzione (pari al 30% - ridotta di 1/3 se il pagamento avviene entro 30 giorni dalla prima comunicazione ed entro i termini di presentazione della dichiarazione.

Segue la fase dell’esercizio del potere di “autotutela” dell’Amministrazione. Qui il contribuente chiederà la rettifica dei dati scaturiti dal controllo automatico (liquidazione automatica). L’Amministrazione provvederà al recupero della somma in misura piena con i relativi interessi, qualora contribuente non procederà al pagamento entro il termine dei 30 giorni (riduzione della sanzione).

Successivamente, L’Amministrazione procede poi con il controllo di tipo “formale” (verifiche sulla documentazione a supporto della dichiarazione fiscale), con modalità di contestazione del tributo simili alla precedente procedura.

Si evidenzia che nei casi in cui ci riferisca a “richieste di rimborso“ da parte del contribuente (prestatore d’opera), per quanto attiene al recupero delle cosiddette ritenute dirette, (IRPEF), viene applicato un termine DECADENZIALE di 48 mesi e stesso termine è fissato per i versamenti diretti.

La richiesta di rimborso, deve essere effettuata, qualora il contribuente ritenga che il presupposto di imposta sia infondato e di conseguenza ha subito l’indebito. Oppure quando questo addebito scaturisce da errore materiale di calcolo o di doppio erroneo versamento effettuato.

Il nostro sistema Tributario, prevede come terza forma di riscossione delle imposte (oltre  quello della ritenuta diretta e del versamento diretto), il sistema dell’iscrizione “a ruolo”:

Il Ruolo (elenco debitori), presentato al contribuente a mezzo notifica di una cartella, in quanto titolo esecutivo, oltre che oggetto di notificazione dei tributi da parte del Fisco, può essere impugnato dal contribuente, se ritenuto illegittimo, nel termine massimo di 60giorni dalla notifica. (termine massimo per effettuare il pagamento).

In caso di mancato rispetto del suddetto termine, verranno applicati gli interessi di mora e le spese dovute al concessionario della riscossione.

Controllata la cartella di pagamento ricevuta, se il contribuente ritiene l’addebito infondato, questi ha le seguenti possibilità:

-         può presentare all’ufficio che ha reso esecutivo il ruolo un’istanza di annullamento totale o parziale dell’atto.

-         può presentare ricorso entro 60 giorni dalla notifica alla Commissione Tributaria Provinciale.

Il contribuente che ritiene l’addebito infondato, può presentare le sue contestazioni all’ufficio che ha formato il ruolo chiedendone l’annullamento. Qualora l’atto venisse considerato illegittimo, esso verrà annullato, Verrà quindi concesso lo “sgravio” ed annullata la procedura di riscossione. L’Amministrazione è tenuta a rimborsare l’indebito attribuito nella cartella esattoriale.

Angelo Bondì